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Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2010 |
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Poesie? Non sono capace con gli endecasillabi. Neanche se sciolti.
Per la precisione: non è che amo la poesia, è che mi piace andare a capo
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E lo fai perchè lui rimanga fiore.
Si può essere felici, per qualche momento,
per esempio sollevandogli i capelli dalla nuca sudata
per fargli sentire il fresco che viene dalla finestra.
Per esempio camminando con un mezzo sorriso
nella bocca,
guardando gli altri che non sanno da dove vieni,
da quali piaceri.
Per qualche momento soltanto.
Ma può bastare.
Mentre un uomo cane da guardia e tutta una corte di cari, di amici e di parenti
ti ricorda i doveri e i delitti contro te stessa,
un passante ti stringe la vita
per trattenerti un momento.
Bellezza e vento vi passano tra le mani.
E tu vorresti rimanergli accanto a dormire e a dividere il mangiare e il bene.
Ma invece fai così: te ne vai.
E andando via
gli mostri, con un gesto da farfalla della tua gonna bordeaux,
la tua libertà.
E lo fai perché lui rimanga fiore
e tu farfalla,
amati l’uno all’altro
senza che nessuno morda l’altro
senza che nessuno si trasformi in cane.
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Pazzi zoppi. Meraviglia degli uomini.
ma che stronzi
gli artisti
con quegli occhi spalancati
da scemo del villaggio
con questi stupidi rossi petali di geranio
che impastano le palpebre e coprono i bulbi e fanno vedere male
vedere cose che non ci sono
cose stronze
ma che stronzi
che sono
sempre a coprirsi di ridicolo
e fare cose inutili
quanto sono stronzi
sempre a mettere in mostra
quello che hanno di peggio
quello che hanno di più penoso e nascosto
e poi piangere singhiozzi da cani
perché qualcuno
ha visto
quello che hanno di peggio
di poco
ma non trovate che siano così stupidi?
certe volte ci vorrebbe una fossa
per buttarceli
per buttarcisi dentro
e smettere
smetterla finalmente
di essere così stronzi
e coprirsi di ridicolo
senza un motivo
senza mai un motivo
come giocassero,
bambini bianchi
bambini scemi
pazzi zoppi
meraviglia degli uomini
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Mai per amore!
Mai nulla ho fatto per amore.
Se mi sono dipinta le labbra in un modo rosso impeccabile
l’ho fatto solo perché qualcuno le desiderasse.
Se ho dipinto il volto di un angelo rosa perfetto
coi miei pennelli storti e sporchi
l’ho fatto per vendetta.
Se ho dipinto un giardino di fiori meravigliosi
l’ho fatto per cattiveria
per sbattere in faccia i fiori belli miei
alle miserie loro.
Mai, mai per amore ho cantato o cucinato o parlato.
Solo per azzannare ho detto parole sagge.
Mai per amore.
Mai nulla ho dato. neanche un centimetro di pelle.
Non ho mai detto
ho paura
sono sola
ho fame e sonno
Ho detto
io ho braccia d’acciaio
a me non serve nulla
ho la pancia piena e non mi stanco mai
Per sprezzo verso gli altri
non ho mostrato il fianco,
Ho sorriso e aiutato qualcuno solo
per dirgli
io non sono come voi
ma meglio
di voi
Mai per amore ho scritto
né per amore ho dipinto o giocato o fatto l’amore
l’ho sempre fatto solo per vendetta.
per vendicare una bambina sola.
per sputare in faccia a chi non le ha soffiato il naso
a chi non le ha portato la merenda.
Io per amore non so fare nulla.
ed è solo per odio
che vorrei vederli tutti
scorticarsi d’amore per me.
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Mi fido piuttosto dello sconosciuto che mi sfiora, per caso, col dorso la mano
Non mi fido
di chi m'urla il suo amore
come un aquila starnazzante
chi urla troppo si strozza
e muore
mi fido piuttosto di chi aspetta in silenzio nella stanza
e così pure
preferisco chi m'odia con sorda ostinazione
a chi mi scrive canzoni d'amore di rive e di lune.
Generiche rive, generiche lune
non varranno mai una bestemmia contro.
non mi fido di chi mi dice bella per quel modo leggero, così crede, che ho di spostarmi i capelli dal viso
mi fido piuttosto dello sconosciuto che mi sfiora, per caso, col dorso la mano
nell afa e nei neon di una metropolitana stracolma
quando a sera, con gli occhi stanchi, rientro dal lavoro
con le buste della spesa
con dentro il latte e il pane
è, quella, la carezza di compassione e disperato amore
di chi sta nello stesso naufragio
non vi fidate, insomma, di chi v'urla il suo amore come
un'aquila starnazzante
né di chi vi dice la vostra insopportabile mancanza
sdraiato su un comodo cuscino
di una camera d'appartamento
sui comodi cuscini degli appartamenti
una carta da parati vale l'altra
così pure
una bocca
vale l'altra
e chi le bacia, povero stupido, crede che il rosso carminio d'alzarina sia uguale a un rosso di cadmio
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le cose che so fare
sono nata con occhi scuri d'acqua di pozzo
e con le mani aperte
sono nata sola
bambina, ho imparato le parole più lunghe e più difficili
correggendomi allo specchio
ho imparato ad andare in bicicletta
per scappare a ciò che non volevo
ragazzina, ho parlato alle piante di menta verdi
e a certe libellule che lasciavano vedere il cielo attraverso le ali
ho imparato a fare da me
ho imparato ad intrecciare nodi e a correre veloce
più dei maschi
oggi porto gli stessi occhi scuri d'acqua di pozzo
le stesse mani aperte.
corro veloce, so andare in bicicletta,
conosco tutte le parole del mondo,
guardo spesso il cielo
e so trovare qualsiasi colore.
queste sono le cose che so fare
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io
io dico bugie
e sono pura come un agnello
io incenerisco carni
e sono buona come miele
io disprezzo
e sono tenera e bianca come burro fresco
io vorrei tenerlo fermo e sputare
e però vorrei anche
baciargli piano la nuca
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A luglio
a luglio
a roma
a sera
amo
le panchine ai bordi delle strade
con le birre
prese nei bar e bevute
sotto lampioni gialli
che illuminano isole d'asfalto caldo
mi piace guardare da lì
la città
sfiancata dal caldo
sulla panchina
tra il negozio di scarpiere e il semaforo rotto di via magnagrecia
io e a. abbiamo parlato
di matricidi con una vecchia checca profumata e compiaciuta della sua tracolla finto hermès
sotto i lampioni gialli del pigneto
io e f.
abbiamo parlato
di geografia e d'amore:
- per andare a perugia si può passare da mantova? -
- volendo sì -
sere d'estate
col caldo che stanca e piega le ginocchia
e mai mai i pensieri
mai i nostri pensieri
sere dove le parole
escono più lente
e diventa di più lo spazio tra le
domande e le risposte
il caldo ammorbidisce le nevrosi
e cancella dolce i rancori d'inverno
le amo
certe panchine metropolitane
ancora di più
quando sono in luoghi improbabili
non quelle dei parchi
ma quelle messe tra un tabacchi un platano spennato e l'insegna d'un dentista
in un angolo dal quale si può vedere
magari una finestra illuminata di cucina
e le auto passare
e la fermata d'autobus
che si fa meno affollata quando è buio
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E con le mani mi hanno
E con le mani
mi hanno
spaccato il cuore
come un'angura in vendita
sui banchi del mercato.
volevano la prova?
vedere se era rossa?
spaccata, oscena, esposta.
rimane a sole e mosche
il suo sangue di rosa
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Terra Ferma
sfinita
ho male alla testa
e le ali basse
di piume bianche stanche
il fatto è che
io da saturno
non ci riesco a raggungere
la terra
la terra ferma
le rondini si agitano.
preparano
il viaggio.
le partenze
agitano i cieli.
solo la terra
la sua terra
rimane ferma
terra ferma
prego che il cielo
faccia piovere grandine
a bagnare la terra.
e sbaglio.
farei bene a seguire le rondini
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Come una sposa di Chagall
la pelle si libera
da ciondoli
e inutile ciarpame
rimango vestita solo di
ossigeno e bolle di sapone.
butto via borse
e conserve e la polvere sotto il letto.
butto via
fogliacci scritti di parole dolciastre.
guardo roma
tutta intera
dall'alto di castel santangelo
immagino di volarci sù
come una sposa di chagall
do un addio
a certi vicoli
dove arrivavo
col fiato corto
quelle sere di inizio estate
per portargli il mio modo di sorridere.
le bolle di sapone luccicano
e si rompono
e sulla pelle scivola il sapone.
e io respiro
per cercare ancora ossigeno
e il limpido
dei cieli di un inizio estate
che se ne va
scompare nei vicoli
che ho guardato
stanotte
dall alto di castelsantangelo.
da lì avrei voluto spegnere le luci,
lasciarmi solo lo scorrere del fiume.
e il mio volo
rosso
come l'amata di chagall.
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Calme le mani
Calme le mani
Dolci di tepore che ti porti dalla tua casa
Toccano le mie per correggerne i movimenti storti
Le hai sentite graffiate e aspre
Fredde d’aria che mi porto dalla strada
E i tuoi occhi curiosi senza ansia
Attenti senza inquietudine
Mi torturano le ginocchia, le mie ginocchia ansiose e inquiete,
Già pronte a correre, a sentire il rimbalzo dei salti
E infatti non resisto
E salterò nella tua stanza
dove le tende ammorbidiscono la luce
e ti torcerò le mani, ti stringerò le ginocchia
ti fermerò il fiato
strapperò via le tende
fino a quando non mi cullerai
nella tua quieta dolcezza
solo allora mi fermerò
solo quando mi vorrai tenere nei tuoi abbracci
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A roma in bicicletta a primavera
ieri da termini a s.giovanni
di corsa
via merulana con i bagliori del sole sulle
cromature dei motorini e sui capelli
dei passanti...
buste della spesa
sedani e pane
finestre
e tram
e vento
a roma in bicicletta a primavera
mi sento
un bambino
un bambino felice
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Guardie e ladri
metropolitana
ostiense
passanti veloci al mattino
pavimenti sporchi neon e profumi di dopobarba
improvvisamente un rumore diverso
un tonfo un urlo
un uomo
corre
un altro
in divisa lo insegue
corrono corrono
ognuno col proprio ruolo
inseguito
inseguitore
guardie e ladri
come da bambini
che da bambini già ci insegnano a scegliere un ruolo e tenercelo
io istintivamente mi scanso
faccio largo a chi fugge
lo seguo con lo sguardo
ce la fai ce la fai
corri corri
mi sento lui
mi metto nei suoi panni nelle sue gambe sgangherate e magre
poi mi giro
l'altro, l'inseguitore, si è fermato
è un ragazzo in divisa
a testa bassa un po' deluso si ferma
si aggiusta i pantaloni imbarazzato
si guarda intorno
ha perso lui
se ne vergogna un po' con i passanti
io abbasso lo sguardo
e sento pena
pena anche per lui
mi sento lui
mi metto nei suoi panni
in quel suo brutto lavoro
che lo costringe a tenere una pistola infilata nella cinta
mi si stringe la gola
e
mi sento inseguito e inseguitore
e mi chiedo
perchè provo una pena profonda e misteriosa
per questi due uomini?
perchè penso che non giocherò mai con lisa
a guardie e ladri?
perchè sento dentro ogni volta le paure e le debolezze e le ragioni
di tutti?
perchè non so stare mai, mai, dalla parte di uno o di un altro?
non so perchè ma
tuttosommato ne sono felice
io sono così lo sono sempre stata
in fondo
lo ero anche da bambina
quando si giocava a cowboy e indiani io
chiedevo sempre
di fare
il cavallo o il totem o il cuoco
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E risentì il dolciastro nella lingua
bambini puri e cattivi,
giocavano
senza avvicinarsi mai troppo
senza dirsi mai troppo
presuntuosi di libertà
ma la notte del temporale...
avvicinandosi
senza prevederlo,
improvvisamente sentirono complicati i saluti
e, improvvisamente più veri e morbidi e tiepidi,
divennero complicati gli abbracci
nella bocca dei baci arrivò uno sconosciuto sapore dolciastro
come se fosse malinconia
nelle parole
si mischio l'urgenza di dire 'come' 'cosa'
con il pudore di dire 'come' 'cosa'
così dietro la porta, senza prevederlo,
ognuno dalla sua parte
sentì
un vuoto nella pancia
forse anche nella testa
"...ma la pancia e la testa insieme sono l'anima, lo sai?..."
disse lui
"..ma no.. no...
che anima...
ti sbagli forse è solo che fuori ci sono lampi e tuoni...
è suggestione
è rumore di pioggia
è solo il temporale.."
disse lei
e risentì il dolciastro nella lingua
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Troppo cadmio troppo magenta troppo poco blu
comunque avevi ragione tu
tocca ammetterlo
ieri quel posto
era pieno
di donne piene di strass e rossetti fluorescenti e pantaloni aderenti
su culi fatiscenti
e uomini con magliette aderenti
su bicipiti prepotenti
italiani travestiti da latino americani
e panini finto hawaiani
collanine etniche e insopportabili musichette
tutto stipato in stand dai colori acidi
troppo cadmio troppo magenta
troppo poco blu
e la commessa platinata che ti da del tu
piuttosto insopportabile
mi ha immalinconito
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Voglio diventare pastina d'ospedale
di nuovo mi sono mischiata con la vita
ne segue L'attesa
ne segue L'inquietudine
e la voglia di tornare
di andare
smania nelle gambe
e rosso negli occhi
sale nella lingua
voglio diventare asettica
come una garza sterile
voglio diventare isolata
come un filo di rame in un tubo di plastica
voglio diventare un broccolo bollito
voglio diventare pastina d'ospedale
cucciolo di cane con gli occhi chiusi
e d'inverno pallone dimenticato sulla terrazza al mare
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Poche parole
onde lente di miele
sulle spalle, nel collo,
lungo i polsi stremati.
acqua di mare sulla bocca
nella bocca tra le dita.
poche le parole e dette
senza verbi
tornate da lontano
da filastrocche semplici
sillabe di bambini
così, voglio, dimmi, bacia
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Primavera, ritarda ancora un poco
primavera
per favore ritarda ancora un poco
io non sono ancora pronta
ai tuoi strattoni
a quel tuo modo di tirarmi per un polso
ai tuoi incanti distratti
alle tue fughe
io ora è qui che devo stare
ho idee che vogliono esser fatte
parole da scrivere
cose da compiere
prima che l'inverno sia finito
se tu arrivi adesso
lo sai già
io ti seguirò
di giri e di corsa
dimenticherò
tutto il 'dovuto'
davanti solo profumi
e quei tuoi cieli
troppo grandi
troppo aperti
pronti al volo
squarci nel cuore
e salterò
scapperò
dimenticherò tutto
correrò giù per le scale
le gonne tirate sù
la nuca sudata
primavera ritarda ancora un po' a venire
primavera
ho ancora tante cose da fare
lasciami ancora un po' con questo inverno
silente e freddo
che mi tiene nelle case
a lavorare fino al mattino
primavera non mi buttare ancora
negli occhi luci
e piazze odorose
non ancora
lo sai
io a tutto quel celeste
a tutto quel bianco
a quella vertigine
non posso resistere
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all'improvviso
di pomeriggio
così all'improvviso
come un acquazzone estivo
che ti becca senza ombrello
senza niente
spalle scoperte
e gambe nude
così mi ha sorpreso il pensiero di E.:
un calcio nel sangue
allampanato e notturno
il mio fratello
il mio amato caino
con la faccia sempre di sorpresa
il passo sempre sbandato
le frasi sempre 'verbo all'imperativo e neanche un aggettivo':
vieni qui
non te ne andare
vai
rispondi
non parlare
raccontami una storia
sì verrò
non ci sarò
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