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Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2010 |
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Incipit Perché nei voli il decollo è sempre la parte che mi emoziona di più.
Ecco un po’ di ‘primepagine’ di miei racconti lunghi (o romanzi brevi?)
Dal CAPITOLO 1 - Di come levo dalla mani di una che si chiama Allegra la vita delle begonie rosse di Lotar "...Diretto roma-napoli, pomeriggio domenicale. Appena sputata fuori da un uragano. E ora non c'è più un filo di vento.Davanti a me sta seduto un ragazzo con al collo una catena da motorino, e i capelli incollati dal gel con la cute a vista. Maglietta bianca. Smanicata. Sollevo lo sguardo e subito lo riabbasso perchè so che di lì a un minuto dirà qualcosa... Lasciami in pace, per favore, fanciullo smanicato. Oggi non sopporto perturbazioni al silenzio. Il rumore del treno, continuo e privo di contenuto, posso sopportarlo. Per ora lui gioca nevroticamente con le suonerie del telefono. Io sto con la testa bassa sul mio libro. In realtà non leggo...percorro il labirinto che disegnano gli spazi bianchi tra le parole. Mi isolo con le cuffiette nelle orecchie, ma eccolo che mi fa un cenno... faccio finta di niente ma lui si china con la faccia davanti al mio libro.Mi chiede di togliermi un auricolare. Per cortesia, me lo levo. - T'ho visto ieri sera - sorride ammiccante - tu fai la cubista al club21!- lo dice sicuro e felice. - No. Non sono io. Ieri sera non ero su un cubo. E non ballavo – gli rispondo con un’aria tetra e un po’ snob. Lui mi guarda perplesso e deluso. Rimetto l'auricolare. Gli leggo sul labiale qualcosa del tipo - scusa, mi sembravi proprio tu- Riprovo di nuovo ad allontanarmi coi pensieri. Ma non riesco a non pensare con un certo affetto al mio alter ego cubista al club21. Ci penso. E me la immagino. Me la immagino in questa domenica pomeriggio. Con le ciabatte e l'accappatoio che gironzola per casa assonnata. In testa ha un mollettone che le tiene sù i capelli e sbocconcella qualcosa da mangiare. Ha ancora un po' di trucco in faccia. La TV è accesa su domenica in...i genitori stanno seduti su un divano marrone, di pelle marrone. Un vassoio di pastarelle sul tavolino del salotto. Il fratello più piccolo parla al telefono. Me la immagino annoiata. Sbadiglia e guarda fuori dalla finestra. La finestra dà sui binari della ferrovia. Lei sicuramente, come me,la odia la domenica pomeriggio..."
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Incipit - II
"...La notte del 28 giugno fu la notte in cui strapparono il cuore dal petto di t.
Da quella notte t. continuò a vivere, ma senza più il cuore nel petto. Pur sentendone ancora il peso. Anzi i primi tempi il peso fu addirittura doppio, triplo. Quella notte si sentirono gabbiani e corvi urlare insieme. E ci furono vento e zanzare e onde paurose e su tutto un buio assoluto, un buio di cecità. t. imparò da allora ad odiare il mare e i posti di mare, cercando rifugio nei luoghi non troppo felici. Chè a chi hanno strappato il cuore dal petto non sono sopportabili, i posti felici. Che cosa ne fu di quel cuore non si sa. Forse lo beccarono gabbiani e corvi. Forse gli amici del gringo lo tagliarono a pezzetti e ci giocarono coi cani. Forse fu portato in processione da grilli e falene. Forse, e questa è l'ipotesi più terribile, ancora sbatte in un'acqua di mare, sopravvivendo a tempeste e secche.
In quanto a t., con grande sollievo delle beghine e di quelli che non avevano potuto averla, gli occhi luminosi le si velarono di fuligine e il passo perse la sua fiera insolenza.
Cosa sarebbe accaduto da quel momento non era facile prevederlo, t. avrebbe detto "nulla", perchè nulla ormai riusciva a fare senza cuore se non sopravvivere.Ma qualcuno avrebbe ancora scommesso sulla chica senza cuore dallo sguardo velato, chè chi l'aveva così mutilata non poteva dormire sonni tranquilli.
Perchè a mutilare angeli e demoni si paga qualcosa.
Così si dicono i vecchi dell'isola..."
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